MAGAZZINO 18

ven 11, sab 12, dom 13 dicembre 2015
Simone Cristicchi in Magazzino 18

di Simone Cristicchi e Jan Bernas
con Simone Cristicchi
in scena il Coro di Voci Bianche Incanto  di Fano
regia Antonio Calenda

musiche e canzoni inedite Simone Cristicchi
musiche di scena e arrangiamenti Valter Sivilotti
registrate dalla FVG Mitteleuropa Orchestra
scene Paolo Giovanazzi
luci Nino Napoletano
produzione Promo Music, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

durata h. 1.50 senza intervallo
inizio spettacoli venerdì e sabato h 21.00; domenica h 17.00 

Lo spettacolo
Al Porto Vecchio di Trieste c’è un ‘luogo della memoria’ particolarmente toccante. Racconta di una pagina dolorosissima della storia d’Italia, di una vicenda complessa e mai abbastanza conosciuta del nostro Novecento. Ed è ancor più straziante perché affida questa ‘memoria’ non a un imponente monumento o a una documentazione impressionante, ma a tante piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità.
Una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta ‘Servizio Esodo’. Simile la catalogazione per un armadio, e poi materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, altri oggetti, altri numeri, altri nomi… Oggetti comuni che accompagnano lo scorrere di tante vite: uno scorrere improvvisamente interrotto dalla Storia, dall’esodo.
Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perse vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e quasi trecentomila persone scelsero – davanti a una situazione intricata e irta di lacerazioni – di lasciare le loro terre natali destinate ad essere jugoslave e proseguire la loro esistenza in Italia. Non è facile riuscire davvero a immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono tutte le loro poche cose e si lasciarono alle spalle città, case, radici. Davanti a loro difficoltà, povertà, insicurezza, e spesso sospetto.
Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa scarsamente frequentata pagina della nostra storia ed ha deciso di ripercorrerla in un testo che prende il titolo proprio da quel luogo nel Porto Vecchio di Trieste, dove gli esuli – senza casa e spesso prossimi ad affrontare lunghi periodi in campo profughi o estenuanti viaggi verso lontane mete nel mondo – lasciavano le loro proprietà, in attesa di poterne in futuro rientrare in possesso: il Magazzino 18.
Coadiuvato nella scrittura da Jan Bernas e diretto dalla mano esperta di Antonio Calenda, Cristicchi parte da quegli oggetti privati, ancora conservati al Porto di Trieste, per riportare alla luce ogni vita che là si nasconde. Così come la difficile situazione degli italiani ‘rimasti’ in quelle terre, o quella gravosa dell’operaio monfalconese che decide di andare in Jugoslavia, o del prigioniero del lager comunista di Goli Otok. Con una narrazione schietta si passa da una vita all’altra, cambiando registri vocali, costumi, atmosfere musicali, in una koinée di linguaggi che trasfigura il reportage storico in una forma nuova, che potrebbe definirsi ‘musical-civile’.

 

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