Stagione 2012/2013

L'AVARO

ven 13, sab 14, dom 15 gennaio 2017
sab 14/01/17 ore 18.00 LA COMPAGNIA INCONTRA IL PUBBLICO (ingresso libero)
L'AVARO_Alessandro Benvenuti

di Molière
libero adattamento, ideazione spazio, costumi, regia Ugo Chiti
con Alessandro Benvenuti

e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffreda, Desirée Noferini
musiche Vanni Cassori, Jonathan Chiti
ricerca e realizzazione costumi Giuliana Colzi
luci Marco Messeri
aiuto regia Chiara Grazzini
produzione Arca Azzurra Teatro
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Regione Toscana, Comune di San Casciano Val di Pesa
in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi
si ringrazia Arteatro Gruppo - Montepulciano

Amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità... L’avaro molieriano riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni. Dopo il successo del  Malato immaginario – votato dal pubblico dei teatri toscani, come miglior spettacolo della stagione 2014-15 - Arca Azzurra Teatro sceglie ancora una volta Molière, ancora una volta nell’adattamento sempre rispettoso e spesso illuminante di Ugo Chiti, e aggiunge, nella parte del protagonista Arpagone, la grande cifra attoriale di Alessandro Benvenuti, al quale è legata, oltre che da una solida amicizia di lunga data, da esperienze comuni di grandissimo spessore e successo quali il Nero Cardinale e una sempre più intensa attività di produzione dei suoi spettacoli. Con questo lavoro Ugo Chiti riprende il ricco filone di riscritture di classici per Arca Azzurra che ha visto messe in scena di grande impatto e di straordinario successo a partire dai due testi tratti dal Decameron di Boccaccio, fino alla Clizia Machiavelliana, e ai testi su l’Amleto e la Genesi, lavori che costituiscono vere e proprie punte di diamante nella storia della compagnia.

Chiti innesta le vicende dei grandi classici nel linguaggio, forte, crudo, e a volte comicissimo che gli è proprio e che diventa tutt’uno con le sue regie, scavando al fondo delle psicologie dei personaggi anche grazie alla assoluta corrispondenza dell’uso che fa della parola teatrale con il procedere delle sue messe in scena, del suo lavoro con gli attori, da quelli che hanno con lui una storia ormai più che trentennale ai giovani che di volta in volta sceglie per i suoi personaggi e che sa inserire mirabilmente in questo contesto di forte conoscenza e solidarietà tutta teatrale tipica dell’Arca Azzurra.

E anche nel caso di questo Avaro molieriano, anche grazie all’apporto del “primattore” Benvenuti, pur seguendo con grandissimo rispetto la vicenda, i tempi e la lettera del grande classico, il testo della riscrittura si plasma e si radica nel corpo degli attori della compagnia che del lavoro con il loro dramaturg fanno ancora la principale e la più intensa delle loro esperienze.

 

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